

KRYSTYNA SCHEYBE
Critica d’arte e curatore della rassegna
Presento volentieri la Mostra di Ernesto Pirotta per diversi motivi.
Cambiando la sede del suo Studio, sembra che i suoi quadri respirino un’ aria nuova; sono più vivi e moderni, hanno aria di rinnovamento, anche se i temi sono quelli di sempre: la Natura.
Mi sembrano ispirati da una volontà e irruenza che a volte tradiscono quell’entusiasmo di “cominciare da capo”.
Un altro buon motivo è quello che Pirotta sa sorprendentemente destreggiarsi, passando con disinvoltura, dal piccolo dipinto, giocato sulle emozioni dell’ “attimo fuggente”, a quelli più grandi condotti con impegno rigoroso e meditato.
Non ultimo, un motivo non meno importante: questa è una consolante “ isola felice” nel mare tempestoso dei tempi.
C’è una speranza perché ognuno potrà attingere un messaggio di ottimismo e di serenità che l’autore ci suggerisce attraverso la lettura delle sue immagini.
Sono visioni di vallate, lagune, fiumi, fiori di campagna e visioni romantiche.
Sono ancora così? Certo, così erano e così le vede con i suoi occhi di sognatore e di poeta e così dovrebbero tornare.
Sono impressioni consegnate ai ricordi di un mondo che ci è sempre più estraneo, prodotte da un cuore tenero e scanzonato, malinconico nel fondo, dominato da quell’ansia che lo porta a “far presto” e il tormento di “non fare in tempo” e trasmettere per intero il messaggio.
Nell’ atmosfera tranquilla e famigliare del suo Studio, gli amatori di quadri e in particolare di quelli “che si capiscono subito”, entrino con fiducia. Troveranno della Pittura sincera, spontanea nei mezzi e nei contenuti.
Quelle piccole tavolette che stanno nel palmo di una mano, rappresentano sicuramente la gioia dei Collezionisti.
Milano novembre 2001
RAFFAELA RAVECCA
Cantante lirica- mezzosoprano
Musica e pittura per l’amico Ernesto, vanno a braccetto da sempre.
Il teatro lirico in particolare, ha fatto capolino da poco nel suo universo artistico e ha già lasciato una traccia in due bellissime scenografie: “Madama Butterfly “ e “ Traviata”.
Questo “sconfinamento”, peraltro legittimo, consente di mettere a fuoco una personalità sempre pronta alle novità e alle esperienze.
L’amicizia e la stima che ci legano, mi permette di esaltare questa Mostra che è fonte di sottili sensazioni e avvincente nelle sue infinite varietà dei suoi temi.
Certe impressioni di fiumi e di campagne, esprimono una personalità sempre pronta e vibrante, di un occhio che si consegna giovane e ottimista, anche attraverso le dure prove della Vita e dell’Arte.
Milano novembre 2001
Dott.ssa ALDA MARINI
Psicoterapeuta
…“ nel nostro mondo sempre più spersonalizzato, tecnicizzato e proposto in termini di “utile”, Pirotta ci elargisce il bello naturale, che per usare il linguaggio di James Hillmann, nutre l’anima e
la riconcilia col mondo”….
…“ la nostra società improntata all’efficienza, ha trascurato l’Estetica relegandola al ruolo del superfluo e generando individui umiliati che si aggirano in ambienti tutti uguali, dove dominano la linea retta e il colore grigio. La linea retta uccide la fantasia e smorza l’intelligenza; il grigio è il colore dei metalli e dei cieli plumbei, cui immediatamente si associano oppressione e depressione.
Possiamo forse affermare che gustare un quadro di Pirotta, aiuta l’anima a ritrovare se stessa e a nutrirsi di immagini che risvegliano e attirano il nostro senso del bello, ma anche il bello dentro di noi”…
….“avvicinandoci al quadro con immediatezza e facendo risuonare dentro l’emozione che le immagini e i colori, parte fondamentale nel lavoro di questo Autore, suscitano in noi, rendiamo coscienti i nostri contenuti nascosti”….
Milano novembre 2006
JEAN SERVATO
Gallerista e critico d’Arte
Ho conosciuto Ernesto Pirotta nell’Alto Vergante, ai piedi del Mottarone. Era intento a ritrarre betulle e scorci di montagne che strizzavano l’occhio al Lago Maggiore.
Mi piacque la sua tavolozza, l’andare tra le piante per averne suggestioni e controluce, l’impatto immediato con il mutare della realtà.
Vidi che egli continuava la tradizione della pittura lombardo-piemontese dell’Ottocento; la sua arte si innestava in quel filone romantico-impressionista che ispirò tanti capolavori.
Seppi in seguito che sulle stesse alture per vent’anni, in quel di Levo s’era cimentato nel paesaggio il torinese Giacomo Grosso, maestro del nostro Gino Mazzoli.
Ernesto è stato al mio fianco nelle due Mostre allestite a Gignese nell’agosto ’80 e ’81.
Le sue opere hanno conseguito un grande successo di critica e di pubblico.
Ora, i verdi crepitanti, le lagune venete, i boschi colmi di fulgore, la quiete nativa della montagna e i mille tocchi rubati al giro del giorno che screziano la pelle della vita terrestre, compongono l’ideale appuntamento che il pittore Pirotta porge alla città di Casale, nella Sala degli Stucchi di Palazzo Langosco. Alla vigilia del Natale ’81.
Casale Monferrato 13 dicembre 1981
VIRGILIO GUIDI
Pittore
Ernesto Pirotta: certo è che questo pittore è un naturalista e ai tempi che corrono potrebbe essere una colpa, invece colpa non é. Portarsi alla Natura con semplicità di animo è sempre cosa bella e giusta.
Da quel che ho visto, mi pare che Pirotta imponga alla natura un certo stile che la esalta. Qualche volta si lascia prendere da un fare che io stimo un po’ scenografico e georgico, sempre però di gradevole effetto pittorico.
Venezia 8 maggio 1980
PINUCCIA CARFI’
scrittrice
Come un’allodola si libra in alto, cantando,così l’arte di Ernesto si sostiene sull’amore della luce e si tuffa nell’infinito della Natura. La foglia in vetta all’albero deve la sua vita alla lontana radice; i quadri dell’amico pittore rispecchiano la grazia di vivere e recano sempre un raggio benefico, un’armonia arcana.
Casale M., come dama illustre del passato, oggi è incastonata da nobili perle uscite dalla mano di questo artista, non più forestiero.
Egli ha saputo cogliere il brusio della neve sul Lungo Po, l’anima mercantile di Piazza Castello, sposata ai tramonti e ai cieli monferrini. E’ una nobile pittura soffusa di risonanze alla Catalani, è un continuo tendere le reti per tradurre in un interminabile romanzo di luce e di colore le trame inesauribili della vita terrestre…..
Casale Monferrato febbraio ‘94
JEAN SERVATO
Gallerista e critico d’Arte
Ho accompagnato Ernesto Pirotta lungo le rive del Po fino alla diga che sta a monte di Casale. Ho visto l’artista lombardo rubare avidamente scorci immacolati, intrichi di piante che si tuffavano in teneri bisbigli d’acqua, anse e barche smarrite in un dedalo d’immagini silvestri. Sullo sfondo la città aleramica cavalcava sui bastioni i suoi secoli di gloria.
E’ cosa certa, Pirotta si immerge in ciò che dipinge. La natura lo scuote e lo meraviglia. Da questo slancio romantico e impressionista egli sa trarre paesaggi trasecolati che, nel cuore di chi li ammira, scendono col fulgore di una tavolozza degna dell’Ottocento.
Ma egli non si ferma ai cento verdi della pianura padana e agli incantesimi fluviali e lacustri; risale i boschi, alle vette e alle valli intorno al Mottarone, frequenta Venezia e il litorale adriatico. Va per le strade e pei sentieri sopra il Lago Maggiore che da Levo percorreva il maestro Giacomo Grosso, dalla cui grande scuola torinese uscì il nostro Gino Mazzoli.
In tal modo egli continua a catturare angoli remoti e suggestivi, danze di bianche betulle, prati ebbri d’erbe e fiori selvatici, eternamente in balia del sole e del vento.
E’ un pittore che vive lunghi mesi dell’anno in quel di Gignese perché ama sentirsi assediato dalle nevi di una volta, dai tremori della primavera, dal pulviscolo dell’autunno, dalle visioni splendide delle montagne dell’Alto Vergante.
Casale Monferrato marzo ‘98
KRYSTYNA SCHEYBE
Critica d’arte e Art director
Continua puntuale come ogni anno il racconto paesaggistico del nostro amico Ernesto.
La sua pittura è una perpetua caccia al motivo, agli spunti felicissimi per l’affermazione del proprio sensibile temperamento.
Quei piccoli quadri che per la maggior parte compongono la mostra sono (per dirla come il grande Mosè Bianchi), un po’ “starnutiti”.
In altre parole, conservano nel quadro finito ed elaborato, la necessaria freschezza e l’entusiasmo della prima impressione.
Ogni quadro è una breve lirica conclusa intorno ad un semplice motivo; i colori sono quieti come le parole d’uso giornaliero, i passaggi di tono morbidi e fluenti come le spontanee rime di un poeta Crepuscolare.
La sua è ancora fortunatamente la “solita” pittura, bonaria e senza trucchi, né stravaganti invenzioni. Pittura senza tempo, solida, energica quando occorre, di un buon colorista, che invece di perdere tempo a discutere davanti ai quadri propri e degli altri, lavora sodo per la sua e per la nostra gioia.
Milano dicembre 2002
ALVARO MAIRANI
Pittore
I dipinti di Ernesto Pirotta, in particolare le sue betulle che si delineano luminose ai margini del bosco, i sentieri innevati, i campi fioriti di papaveri, le figurine perse nel verde, rivelano, oltre che sempre più una raffinata tecnica pittorica, una commossa e romantica partecipazione al vibrare del paesaggio.
Pirotta ama ciò che dipinge, sente profondamente il fascino di una natura intatta, di un mondo semplice che ormai sopravvive timidamente. Ma soprattutto non teme di guardare ai grandi Maestri del passato per cogliere dal loro pennello il gioco delle sfumature di un prato, delle trasparenze di un cielo.
Umiltà e sensibilità, sono le doti innate che fanno il Pittore. Chi dipinge sa che è soprattutto la paziente, umile e continua ricerca che plasma la virtù del momento espressivo. Pirotta possiede queste doti ed è destinato al successo. Ma anche alla lunga, sebbene gioiosa fatica di una rielaborazione continua delle conquiste fatte.
Milano ottobre 1981
In questi anni di attività si sono susseguite innumerevoli Rassegne. Si citano quelle che tornano alla memoria, in epoche più e meno recenti.
Galleria “ Vecchia Milano” – Milano
Sala Cova di Via Montenapoleone – Milano
Circolo Filologico Milanese – Milano
Galleria Ars Italica – Milano
Galleria Fornara – Arona - Novara
Galleria “ L’Antiquario “ – Vigevano – Pavia
Galleria “ Ariete “ – Casale Monferrato
Palazzo Langosco – Casale Monferrato
Palazzo Cavalli d’Olivola – Casale Monferrato
Museo dell’Ombrello e del Parasole – Gignese – Verbania
Galleria d’Arte di Re – Val Vigezzo – Novara
Galleria d’Arte di Malesco – Val Vigezzo – Novara
Galleria Aicardi – Celle ligure – Savona
Galleria Casarico – Abbiategrasso
Scuola media di Erba - Como
Scuola “Giovanni Segantini” –Cavalese -Trento
Galleria Ravagnan – Mercerie-Venezia
Galleria Garabello- Biella
Galleria Arte Orta - Orta S. Giulio – Novara
Villa Ormond – Sanremo
Galleria Lungomare – Chiavari – Genova
Galleria Del Carruggio – Chiavari – Genova
Kannotole Club – Asiago
Fiera Internazionale – Frankfurt/ Germania
Galleria dei Domenicani - Bolzano
Galleria Sascha – Wien/Austria
Galleria “I Portici” Tradate - Varese
Galleria “ Porticciolo” Camogli – Genova
Galleria Garabello- Biella
Le mostre Collettive, non citate, hanno anch’esse buona rilevanza. Mostre Personali particolarmente significative sono quelle effettuate nel Palazzo Reale della città greca di Rodi più volte documentato da quotidiani locali e televisione.
Per diciassette anni sono state seguite con molto interesse da parte di un ristretto pubblico di Collezionisti mostre annuali collettive di Pittura, Scultura e Grafica nello “Studio Pirotta”, in collaborazione con numerosi colleghi Artisti.



Ernesto Pirotta è nato a Milano nel 1940 ed è cresciuto in una famiglia che ha sempre guardato all’Arte con molto interesse. Il padre,valente progettista nel campo industriale, amante della musica lirica, buon pianista e appassionato bibliofilo, ha saputo trasmettere al figlio identiche passioni. Secondo una consolidata tradizione di famiglia fu avviato alla professione della progettazione ingegneristico-strutturale.

Da ragazzo ebbe l’opportunità di avvicinarsi alla Pittura frequentando lo studio milanese di Gottardo Segantini, figlio di Giovanni Segantini, famoso pittore dell’800, e anch’esso ben conosciuto artista mitteleuropeo, che saltuariamente tornava a Milano da Maloja in Svizzera, dove risiedeva in modo permanente con la famiglia. Per molti anni la nonna di Ernesto abitò nel suo studio-abitazione e le volte in cui le fece visita ebbe modo di osservare le riproduzioni dei quadri di Giovanni Segantini ormai consacrate alla Storia dell’Arte e gli strumenti di lavoro del figlio Gottardo.
Cavalletti, tavolozze, colori e tele parte dell’arredamento stimolarono in lui l'interesse e la curiosità per l'arte. Le visite abbastanza frequenti della famiglia Segantini poi, avviarono rapporti amichevoli con i figli e gli altri componenti della famiglia. L’amore per l’Arte non maturò in quel periodo, ma il fascino per tutto ciò che rappresentava fu un seme che parecchi anni dopo sarebbe germogliato.
Pirotta per diversi anni non si curò di pittura se non in maniera letteraria e culturale. La sua attività, lo assorbiva completamente, anche per la necessità di provvedere alla famiglia che nel frattempo era cresciuta. Si avvicinò più concretamente all'arte quando eseguendo dei disegni di animali per la figlia provò un vivo piacere e un forte desiderio di produrre qualcosa di più impegnativo.
Così all’ inizio degli anni ’70 cominciò a frequentare il mondo artistico visitando le mostre d’arte, che allora si succedevano con molta frequenza, dovute a un grande risveglio culturale senza precedenti. Stringendo amicizie e legami con i protagonisti si avvalse dei loro consigli, frequentò i loro studi, apprendendo sempre maggiori cognizioni nel campo dell’Arte e mettendone poi in pratica i suggerimenti.
Conobbe il pittore milanese Alvaro Mairani - apprezzato per i suoi acquerelli della” Vecchia Milano”, con le rievocazioni storiche dei quartieri scomparsi e di angoli suggestivi, animati da personaggi e da cavalli che erano la sua specialità. La notorietà arrivò anche grazie al mestiere di illustratore: illustrò una Bibbia inglese con centinaia di tavole e realizzò altri lavori per il mercato francese che gli assicurarono una buona fama. Gli amici artisti di Mairani divennero amici anche di Pirotta: iniziò a frequentare i maestri acquerellisti Aldo Raimondi, Alfredo Zecca, Fernando Carcupino, Aldo Fornoni. Quest’ultimo partecipò in seguito ad alcune mostre collettive che Pirotta organizzava periodicamente nel suo studio milanese e ne divenne collega quando insegnava Pittura presso l’Istituto Gonzaga di Milano.

Mairani fu prodigo di suggerimenti. Lo considerò il suo allievo più promettente e grande amico e per quasi vent’ anni si frequentarono e dipinsero insieme fra i boschi di Gignese, sopra il lago Maggiore dove entrambi andavano per le vacanze e i momenti di riposo. La maggior produzione di quadri di Pirotta - eseguiti “en plain-air” - fu certamente svolta in quei luoghi che richiamavano alla mente dipinti di pittori dell’800 che qui avevano posto i loro cavalletti. Basti pensare che artisti come Mosè Bianchi, Leonardo Bazzaro, Pompeo Mariani, Eugenio Gignous, Guido Boggiani, Umberto Dell’Orto, Filippo Carcano e tanti altri avevano percorso gli stessi sentieri lasciando una traccia significativa del loro passaggio. Pirotta avvertì fortemente questa suggestione e la produzione artistica fiorì copiosa, arricchendosi sempre più delle immagini di quei luoghi, che venivano poi esposte nella Mostra d’Arte nella Sala dei Congressi del “Museo dell’Ombrello” di Gignese. Le mostre si susseguirono ininterrottamente per ventisette anni. Furono per la quasi totalità gestite dalla Galleria d’Arte Ariete di Casale Monferrato e per gli ultimi tre anni assieme a un gruppo di cinque artisti che avevano legami con il luogo.
Pirotta seguì anche lezioni di figura e paesaggio con il maestro Carlo Righi che insegnava nello studio di Milano. Furono due anni di intenso lavoro che gli permisero di apprendere la tecnica a spatola che sperimentò per un certo tempo. Sperimentò anche la tecnica dell’incisione sotto la guida della pittrice - acquafortista Paola Mussi e la pittura all’ acquerello con Alvaro Mairani.
La preparazione lirica ricevuta in famiglia, fece sì che nel 1999, seguendo il teatro come spettatore, entrasse in contatto con un'impresaria e cantante giapponese, Emiko Kubota di Tokio: tale conoscenza gli consentì di alternare la scenografia alla pittura. Questa attività aprì una nuova stagione artistica per il pittore.
Non conoscevo gli artisti americani se non quelli legati all’Impressionismo francese fuori dalla Francia, come Mary Cassatt, Merrit Chase, Childe Hassam ed altri ancora. Scoprire Robert Wood, artista americano di grande talento fu un fatto casuale. Attorno agli anni ’70, curiosando fra libri e oggetti usati di un mercatino, scoprii una cartella di stampe di paesaggi firmate: Robert Wood. Erano vedute americane della Costa Californiana di Carmel, delle Montagne Rocciose, delle Catskill Mountain, delle Grand Tetons e alcune marine di Laguna.
Fu l’aspetto solenne e scenografico dei soggetti che mi colpì. Si respirava l’aria pulita dei grandi spazi di un’America primordiale, con un certo richiamo alla pittura inglese di epoca vittoriana e il piacere per i dettagli. C’era un leggero contrasto con il mio modo di intendere la pittura, che molto risentiva della tradizione Impressionista Francese e del Vedutismo aneddotico lombardo e Piemontese di fine ‘800.
Restai però affascinato e impressionato da quei capolavori che avevo tra le mani. Contrattai il prezzo, che era abbastanza alto, ma alla fine mi assicurai quella trentina di tavole per una somma ancora conveniente. Cercai di sapere di più sull’Autore ma tutto ciò di cui venni a conoscenza fu che la raccolta proveniva dallo sgombero di un appartamento di uno straniero. Non seppi nulla di Robert Wood e nelle librerie non trovai nulla che lo riguardasse. Solo qualche decina di anni più tardi, venni a sapere che negli Stati Uniti era artista di estrema notorietà che, con la vendita in tutto il mondo di milioni di riproduzioni, risultò essere anche quello più commercializzato e collezionato.
A quel tempo la pittura stava diventando la mia seconda professione e quelle stampe rappresentarono lo step determinante: le guardai e studiai a lungo con profondo interesse e furono molto importanti per la mia maturazione artistica. In seguito un fatto oltremodo curioso fu quello di trovare in un negozio di belle arti un fascicolo redatto dallo stesso Wood che raccontava come dipingere al meglio quadri paesaggistici. Considerata la bontà della pubblicazione la feci adottare, come metodo didattico anche agli allievi che seguivano i miei corsi di Pittura. Qualche volta la propongo ancora considerandola sempre attuale e utile.
Il soprano giapponese Emiko Kubota, oltre a cantare nei suoi frequenti concerti, si occupava anche di produrre le scenografie delle opere che allestiva, come impresario e della preparazione degli artisti. Dopo aver esaminato i lavori di Pirotta Kubota gli offrì subito la possibilità di allargare il suo campo artistico incaricandolo di realizzare una scenografia di “ Madama Butterfly”.


Fu un’impresa molto impegnativa, ma in tre mesi di intenso lavoro, venne portata a termine e rappresentata. L’originalità dell’opera consisteva in una serie di pannelli modulari dipinti di m. 2x1 in grado di affiancarsi in lunghezza e in altezza, atti a coprire qualsiasi dimensione di palcoscenico. Quello in oggetto era di m.6x4 di altezza.


A “Madama Butterfly” seguì “Traviata” e la stessa struttura portante, opportunamente ricoperta da teli dipinti, servì a rappresentare gli ambienti interni ed esterni che l’opera richiedeva. Pirotta affrontò con entusiasmo quel nuovo genere di lavoro; conobbe molti cantanti lirici, italiani e stranieri dei quali divenne amico e questo gli permise di entrare in quel mondo artistico che aveva da sempre desiderato frequentare.

In seguito si aggiunsero altre due scenografie in forma di fondali per il teatro d’operetta: “La danza delle libellule” e “ Il paese dei campanelli”. Dopo questa interessante esperienza Pirotta è tornato nuovamente alla pittura.
Nei quarant’anni di pittura di Ernesto Pirotta, i temi trattati hanno esplorato quasi tutti i motivi della soggettistica. Oltre a quelli di paesaggio boschivo e lacustre dei dintorni del lago Maggiore, troviamo le marine della Liguria località che frequenta con assiduità: le Cinque Terre, la costiera di Portofino e del Tigullio, rappresentano una parte cospicua della sua produzione.

Le trasparenze delle acque con i loro riflessi e le straordinarie colorazioni che assumono, costituiscono da sempre interessanti spunti per l'artista. Altrettanti colori forse ancor più intensi e luminosi li ha scoperti in Grecia, dove all’isola di Rodi è tornato molte volte a dipingere e a esporre i suoi lavori nel Palazzo Reale di Rodi città.
Giornali e riviste hanno parlato a lungo della sua arte e delle sue mostre decretandone il successo.
Tra i temi cari di Ernesto Pirotta scopriamo la laguna veneta, la città di Venezia, e le suggestive atmosfere della sua “vecchia Milano” che dipinge e indaga secondo più punti di vista servendosi della cospicua collezione di foto d'epoca raccolte nel corso degli anni.
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Da non dimenticare le evocative nature morte e le tele dedicate al mondo faunistico: animali selvatici colti nel loro habitat naturale e cani da caccia intenti nelle loro attività, questi solo alcuni esempi. Tra le opere su commissione si annoverano le 25 vedute della Costa Azzurra.
